martedì 23 settembre 2008

Sotto la Val d’Agri un tesoro da 50 miliardi di dollari ed è solo una parte: il petrolio della “Lucania Saudita”

dal servizio di Carlo Vulpio
Val D’Agri (Potenza) — Texas
o Lucania Saudita, ormai i
luoghi comuni si sprecano,
per la Basilicata che galleggia
sul più grande giacimento
di petrolio dell’Europa continentale
e sul gas. Qui, nel
parco nazionale della Val
d’Agri, dove non c’è la sabbia
del deserto ma il verde degli
orti e dei boschi, tutto è di primissima
qualità: olio, vino,
carne, fagioli, miele, nocciole.
E anche il petrolio, che si
estrae da quindici anni, è di
ottima qualità. I 47 pozzi del
giacimento della Val d’Agri
custodiscono, dicono le stime
ufficiali, circa 465 milioni di
barili (finora ne sono stati
estratti quasi 11 milioni), che
al valore corrente di 90-100
dollari al barile formano un
tesoro da quasi 50 miliardi di
dollari.
Ma la Basilicata, che produce
l’ottanta per cento del petrolio
estratto in Italia, non si
fermerà a quello della Val
d’Agri, estratto dall’Eni. Dal
2011 comincerà a sfruttare —
con Total, Esso e Shell — i giacimenti
di Tempa Rossa, poco
più a nord: altri 480 milioni di
barili, altri 50 miliardi di dollari.
Ed è pronta a far trivellare
anche Monte Grosso, proprio
a due passi da Potenza,
dove c’è altro petrolio per 100
milioni di barili. E poi farà
scavare nel Mare Jonio, nelle
acque di Metaponto e di Scanzano,
dove dai templi greci si
vedranno spuntare piattaforme
petrolifere come nel Mare
del Nord.
Nessuno, ancora fino a
qualche anno fa, e nonostante
i giacimenti della Val d’Agri,
avrebbe scommesso che nel
sottosuolo lucano e nei fondali
jonici fosse nascosta tutta
questa ricchezza. Dopo l’in -
tuizione di Enrico Mattei, che
tra gli anni 50 e 60 venne qui a
cercare petrolio e trovò «soltanto
» gas, l’idea che la Basilicata
potesse davvero essere
un enorme serbatoio di petrolio
era per lo più giudicata un
volo della fantasia.
Invece i sondaggi e le trivelle
si sono spinti fino nelle viscere
della terra, a tre-quattromila
metri di profondità, e
hanno trovato il mare nero
che cercavano. Come non essere
contenti? Sembrava l’an -
nuncio dell’inizio di una nuova
era, per la Basilicata e per il
Mezzogiorno d’Italia, per la
questione meridionale e per il
federalismo fiscale, per il lavoro
ai giovani e per la fine
dell’emigrazione.
E infatti, all’inizio, tutti
erano contenti.
Dicevano: «Pagheremo meno
la benzina, come in Valle
d’Aosta, dove costa la metà
senza che si produca una goccia
di petrolio. E pagheremo
meno anche le bollette della
luce e del gas». Dicevano:
«Con le royalties del petrolio
avremo strade e ferrovie, che
qui sono ancora quelle di un
secolo fa». Dicevano: «Finalmente
non saremo più costretti
a emigrare, avremo il
lavoro a casa nostra». Dicevano:
«Si metterà in moto un
meccanismo virtuoso, da cui
tutti trarremo vantaggi. Il petrolio
è la nostra grande occasione
». Dicevano tutte queste
cose, i lucani. Che oggi non dicono
più. [...]

Articolo preso dal quotidiano della Basilicata

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